Da tradinfo.org: “Presidenti futurabili: Francesco D’Arcangeli”

Pubblico volentieri sul mio spazio il post di Francesco D’Arcangeli, presidente di Tradinfo, sul blog dell’associazione in seguito alla conclusione del convegno “Da laureati a professionisti… E oltre!” tenuto a Forlì il 24 e 25 ottobre per il decimo anniversario dell’associazione Tradinfo. Il link al post originale: http://www.tradinfo.org/it/blog/presidenti-futurabili-francesco-darcangeli/

Convegno TradInFo – Per chi lo ha visto, e per chi non c’era

Questo venerdì TradInFo ha celebrato il suo 10° anniversario con il Convegno ‘Da Laureati a Professionisti e Oltre’ che comprendeva anche una sessione di workshop e l’Assemblea sociale. Perché celebrare un anniversario, quindi una festa, con degli eventi lavorativi e impegnativi come convegno e workshop? Perché questo anniversario è più di un traguardo, è un punto di partenza: quando un bambino compie 10 anni per forza di cose non si concentra tanto sul passato quanto sul futuro, a quell’età si pensa a cosa vuole fare ‘da grandi’.

La forza di un’associazione, anzi la sua essenza stessa, sono le persone che rappresenta, e non solo i suoi soci ma tutti coloro che appartengono alla categoria, nel nostro caso i traduttori e gli interpreti. Se non si difendono tutti i traduttori e gli interpreti si fa un pessimo servizio anche ai propri soci!

Questo significa che il NOSTRO futuro di TradInFo e il VOSTRO futuro, vostro di voi che ci leggete, sono legati a doppio filo. Ecco perché abbiamo parlato di Futuro e di FuturAbilità: abilità future e per il futuro.

Per farlo abbiamo cercato di seguire una progressione logica, fornire un messaggio e allo stesso tempo riprodurre quell’ambiente dinamico e di condivisione di risorse e di progetti, quell’ambiente in cui si respira amore per il proprio lavoro, voglia di crescere e curiosità.

È in un ambiente come quello che TradInFo è nata. Tutto inizia nel 2002 quando Katarzyna Legiec, traduttrice laureata SSLiMIT e primo presidente di TradInFo si rese conto che anche se ben preparati e non certo privi di risorse o voglia di fare, i laureati sslmit che vivevano a Forlì si trovavano spesso e volentieri senza lavoro, o al contrario oberati da lavori e costretti a rifiutarne altri, vuoi per mancanza di tempo o di risorse adeguate o perché costretti a districarsi tra gli innumerevoli problemi pratici dei nostri mestieri. Fu così che lei contattò diversi traduttori ed interpreti ex-sslmit tra cui me, per organizzare un gruppo di persone, una rete di contatti che ci permettesse di condividere i lavori ma anche le risorse. I contatti furono sia virtuali che, grazie al fatto che vivevamo tutti nella zona e spesso ci conoscevamo anche personalmente, anche reali, una serie di incontri di persona in cui oltre a confrontare le esperienze ci concentravamo su diversi aspetti e problemi, a volte di natura estremamente pratica (ad es. come si fa una lettera d’incarico) al fine di imparare e crescere, magari di un piccolo passo alla volta. E naturalmente erano anche momenti utili per stare insieme e superare l’isolamento tipico del nostro mestiere. Ben presto il cerchio si allargò e le attività si intensificarono e alla fine capimmo che solo assumendo una veste ufficiale avremmo avuto la credibilità necessaria e l’accesso ad una serie di strumenti (ad es. un fondo con cui pagare i docenti per i corsi di formazione) che ci avrebbe permesso di raggiungere e aiutare più colleghi possibile. E così nacque TradInFo, ed il resto è storia, una storia che i soci conoscono bene, fatta di corsi di formazione, eventi sociali, collaborazioni con la nostra ‘Alma Mater’, la SSLMIT (convegni TeTra, incontri con gli studenti).

Abbiamo quindi scelto un convegno perché volevamo mostrare a tutti, forse anche a noi stessi, che oggi potevamo essere come ieri ed esserlo anche domani e non solo: che potevamo esserlo insieme a chi non era con noi allora e anche a chi non è parte di TradinFo adesso.

Ma in concreto, cosa proponeva il convegno?

Oltre ad un introduzione mia e ai saluti della Scuola Interpreti il convegno ha previsto un intervento di Ira Torresi, ex vice presidente e ex socio TradInFo, ricercatore e docente alla Scuola Interpreti, che riproponeva un intervento presentato al XVII convegno FIT nel 2005, in cui sosteneva con argomentazioni e dati, i vantaggi di ‘essere piccoli’ per un’associazione professionale. Un intervento forse nostalgico ma che era anche un modo per ribadire fortemente la nostra idea di associazione e il nostro modo di vedere le cose.

Dopo questo primo intervento è seguito lo spazio ‘TradInFi a confronto’ in cui quattro professionisti ci hanno mostrato i loro diversi approcci alla professione, approcci per niente convenzionali:

·         Valeria Aliperta ci ha spiegato come lavorare come interpreti e traduttori all’estero;

·         Francesco Cecchi ci ha portato nel mondo dell’interpretazione in ambito sportivo;

·         Matteo Verna ha mostrato a tutti le difficili sfide dell’internalizzazione e di come il traduttore può diventare progettista;

·         Elisabetta Zoni ci ha raccontato del suo percorso nella traduzione editoriale.

Questi quattro interventi erano innovativi, dinamici e in pieno spirito TradInFo non solo per i contenuti ma anche per la particolarissima forma: i quattro relatori erano seduti fianco a fianco, gli interventi erano più brevi e sintetici dei classici interventi da convegno e soprattutto lo spazio per le domande era alla fine dei quattro interventi e il pubblico ha recepito perfettamente lo spirito, capitava infatti che si facesse una domanda ad uno dei quattro ma che alla risposta del primo seguisse un’integrazione, un commento… da parte di uno o più degli altri! E la discussione è stata tanto dinamica e fervente che quasi quasi ci dimenticavamo di andare a pranzo.

Anche il pranzo era innovativo: buffet self service in cui si mangiava sì ma si faceva anche networking parlando e scambiando opinioni e spunti.

Il pomeriggio si è aperto con i saluti del Prof. Soffritti seguiti da un intervento che definire strabiliante è un eufemismo. Dorothy Kelly, dell’Università di Granada, non solo ci ha ringraziato profusamente per tutto quanto aveva sentito fino a quel momento ma ha integrato nel suo intervento sulle competenze e la formazione del traduttore una serie di riferimenti e collegamenti agli interventi che l’avevano preceduta, creando un filo logico appassionante e pieno di opportunità per riflettere e di punti da sviluppare ulteriormente.

Dopo Dorothy Kelly è toccato a Cecilia Vecchiotti di PayPal Italia, che ci ha parlato di machine translation e post-editing, dimostrando che lungi dal minacciare il nostro futuro tale innovazione tecnologica apriva nuove strade ai traduttori. Cinzia Sani ha chiuso il cerchio degli interventi con uno sguardo molto affascinante sulla traduzione degli annunci Pay per click e sul complesso (ma ricco di opportunità) mondo del web marketing.

La giornata si è chiusa con la Tavola Rotonda a cui hanno partecipato i rappresentanti di 4 associazioni di categoria, ovvero Sandra Biondo (STRadE), Luisa Cotta Ramusino (AITI), Enrico Marinich (ANITI) e Marco Gambetti (AssoInterpreti) oltre ad Elena Zaccheroni (responsabile ufficio Tirocini e Placement per la SLLTI) e ovviamente a me.

Gli oratori hanno presentato brevemente la loro associazione o il loro incarico e poi hanno dato uno sguardo al futuro dal loro punto di vista, e si trattava di un futuro con tanti interrogativi e nuvole temporalesche, ma anche con una buona dose di speranza (ci piace, con una punta forse di arroganza, pensare di avere contribuito a tale speranza) e, naturalmente, un’autentica pioggia di complimenti, ringraziamenti e vera e propria ammirazione nei confronti di TradInFo che ha offerto loro un’esperienza che davvero non si aspettavano.

Nel mio intervento di chiusura ho riassunto i problemi del presente (disomogeneità, mancanza di unità tra i professionisti, isolamento) problemi che possono rendere difficile la sopravvivenza futura.

A questi problemi, per chi vi scrive, si risponde costruendo e rafforzando l’identità professionale di ciascuno, innanzitutto attraverso la formazione e l’istruzione che sviluppi le competenze necessarie, di base e accessorie – formazione che non può che continuare anche dopo la laurea, perché non si può restare indietro.

Ma la formazione è solo il primo passo, ci vuole anche confronto e condivisione, anche con la clientela, e qui entrano in gioco le associazioni e lo spirito critico e la buona volontà dei singoli, da impiegare per costruire momenti di incontro e di crescita che ci permettano di guardarci negli occhi e capire dove andare anche in base a dove sono andati gli altri.

Ma neanche questo basta. È necessario che i traduttori si approprino o riapproprino del proprio ruolo e acquisiscano una consapevolezza ed una visione nuova. A mio modesto parere noi dobbiamo imparare a non essere trasformatori di significato, ma CREATORI di significato.

Ritengo infatti che i traduttori dovrebbero pensare a se stessi come artigiani della parola. Artigiani non vuol dire antiquati o arretrati: un vero artigiano che con quello che crea ci si guadagna da vivere, sa di dovere rimanere aggiornato per rendere la sua arte sempre più poliedrica e completa e per aggiungere strumenti. Sta poi alla sensibilità individuale di ciascuno scegliere se e quando, a seconda anche dei requisiti del lavoro, adottare o meno uno strumento.

Noi dobbiamo capire che i testi (scritti e orali) su cui lavoriamo non sono macchine da riparare ma blocchi di materia inerte da plasmare per dare al cliente quello che vuole e che noi, e solamente noi abbiamo il pieno controllo su ciò che abbiamo davanti.

Diventare Creatori di significato ci da una consapevolezza nuova e ci permette di porci in modo diverso nei confronti dei lavori e della clientela, assumendo il controllo del processo e spesso cambiando sensibilmente i dettagli di un progetto insieme al cliente per dargli un prodotto finale migliore e più adatto alle sue richieste. Questo ampliare la prospettiva ci sarà utile per confrontarci con loro in modo sano, con la necessaria apertura mentale per vedere che in fondo quello che conta è dare alla richiesta del cliente la risposta giusta, cosa che si può fare in tanti modi diversi ma tutti validi.

Chiudo questo mio excursus sul convegno riportando integralmente le parole di chiusura dell’intervento. Spero le apprezziate e spero leggendole un po’ dello spirito del convegno vi attraversi e vi aiuti a costruire il vostro futuro, che è anche nostro:

Ci vuole coraggio, lavoro su se stessi e onestà intellettuale, testa dura unita a un pizzico di follia. Ma il futuro può essere nostro. Deve esserlo: perché noi siamo quelli che creano i ponti, noi siamo quelli che dipingono le emozioni con tavolozze diverse, noi siamo quelli che tolgono i bavagli e fanno parlare le parole altrui. Di noi c’è bisogno ora e ce ne sarà sempre di più.

Saluti a tutti, e a presto.

Francesco D’Arcangeli

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